UN FIUME

CORALE 2020

Viaggio a piedi da Roma a Preci Corale 2020

Nell’estate di quattro anni fa iniziava la lunga serie di scosse sismiche che ha colpito duramente l’Appennino centrale, un terremoto che si è abbattuto su un territorio vasto, interno, in gran parte montano e in via di spopolamento.
Su quello stesso territorio si osservano oggi gli effetti di lento un post-sisma, che vede ancora pressoché assente qualsiasi forma di ricostruzione e che invece, tanto nella progettazione temporanea quanto nei progetti di pianificazione a lungo termine, continua a privilegiare ed incentivare una logica di mera fruizione turistica di una montagna immaginata ad uso e consumo della città.

Questo sguardo unilaterale, dall’urbano verso ciò che non si considera tale, sembra aver caratterizzato anche molta della rinnovata attenzione di cui le aree interne sono state oggetto durante la recente crisi pandemica di Covid-19. Da più voci, infatti, spesso le più inaspettate, esse sono state presentate improvvisamente come i luoghi privilegiati verso cui indirizzare piani e progetti di “dispersione/contrazione dell’urbano” imposti da questa e dalle possibili altre future pandemie.

La “fuga dalla città” invocata negli ultimi mesi, però, sembra far leva ancora una volta su una dialettica centro- periferia, in cui quest’ultima è tanto lo spazio dell’arretratezza e dell’abbandono quanto lo spazio esotico in cui ritrovare una dimensione ideale, più “umana”. Un riduzionismo pericoloso, che non guarda alle possibilità di creazione, innovazione e autodeterminazione dei territori delle aree interne del Paese, specie nella misura si traduce nel processo, già in atto, di riconfigurazione in chiave esclusivamente turistico-ricettiva, unico antidoto allo spopolamento e panacea di tutti i mali.

Come si può decostruire una narrazione così consolidata, come ribaltare lo sguardo?

Il nostro primo passo in questa direzione è un passo indietro. Provando ad osservare questi territori in una prospettiva storica, infatti, li vediamo come da sempre al centro di un abitare intermittente, crocevia di flussi e percorsi. Nelle cosiddette aree della rarefazione è lo stesso paesaggio ad essersi conformato nei secoli per mezzo di un movimento continuo tra montagna e pianura, fatto di scambi, conflitti e continue contrattazioni, fondamentali per l’organizzazione, la conservazione e l’utilizzazione del territorio. Ben lontane dal dualismo perfetto in cui le pongono letteratura e dibattiti, città e ambiente rurale appaiono così due entità dai confini molto più labili, profondamente intrecciate, a volte sovrapposte. Quanto di ciò è ancora valido oggi? Di cosa è fatta questa relazione? Cosa caratterizza, se esiste, la distanza tra l’una e l’altra?

Su questi temi si sta interrogando il collettivo di artisti e ricercatori CORALE Preci, insieme si spostano le montagne, prodotto da Teatro stabile dell’Umbria con il sostegno della Regione Umbria e del MiBact e che sin dal 2016 si è posto come uno degli attori della ricostruzione della vita sociale e comunitaria delle popolazioni colpite dal terremoto, divenendo ad oggi vera e propria comunità provvisoria di Preci, comune della Valnerina particolarmente colpito.

Per l’agosto del 2020 Corale ha immaginato e progettato Un fiume, camminata di quattordici giorni da Roma fino a Preci, in cui percorsi e luoghi di sosta verranno di volta in volta decisi e contrattati a seconda di ciò che si incontrerà lungo il cammino. Un fiume si propone di abitare la distanza che separa la città dal borgo, l’asfittico urbano dall’arcaico rurale, esplorando gli infiniti luoghi che in fondo le uniscono e chiedendosi se esistano un centro e una periferia, o se invece ogni luogo non sia marginale rispetto a un altro.

Questo atto rituale muove da una necessità di andare incontro, in maniera inedita, alla comunità di Preci, colmando con i nostri corpi la distanza tra Corale e i Preciani che la recente pandemia ha imposto e amplificato. Il viaggio si concluderà con due giorni di residenza, di incontro e di condivisione con il paese, organizzando azioni estemporanee volte a discutere e rinforzare la relazione tra comunità stabile e comunità temporanea.

Il processo di attraversamento, oltre a guardare ad una progettualità futura è anche un viaggio nella memoria recente di cosa è stato il progetto Corale in questi anni: un percorso di riscoperta e traduzione del progetto, attraverso un’immersione dentro alla creazione collettiva esperita con l’intento di creare una restituzione editoriale grazie ad una scrittura corale, che sia opera di narrazione, ma anche e soprattutto esperienza artistica e umana.

Se è camminando che l’uomo ha costruito il paesaggio naturale che lo circondava è possibile pensare che nuove forme di cammino possano generare e sostenere nuove forme virtuose di abitare temporaneo nelle aree interne?

Come atto d’inizio della lunga traversata della distanza che separa Roma da Preci, due lettere, due dichiarazioni d’amore e d’odio verso una città e un paese da cui non riusciamo, e non vogliamo, separarci.

Sarà possibile seguire le tappe del viaggio qui sul nostro blog.

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